Lo staff del Residence Alberghiero Eolie consiglia ai propri Clienti di effettuare indimenticabili escursioni nelle isole dell’arcipelago eoliano, infatti esistono diverse compagnie, che con imbarcazioni moderne ed eleganti ed in tutta sicurezza effettuano escursioni nelle varie isole, alle grotte e ai faraglioni. Costeggiandole e mostrando panorami che ci invidiano da tutto il mondo.
La rocca, nota come il Castello, è un'imponente cupola di lava vulcanica che si protende nel mare innalzandosi fino ad un'altezza di circa cinquanta metri.
Oggi il Castello rappresenta il centro della vita culturale delle Isole Eolie, animato dalla presenza giornaliera di molti visitatori che possono ripercorrere le tappe della storia del Castello attraverso la visione degli scavi archeologici, dei padiglioni del museo, delle chiese principali e delle mura di fortificazione.
L'estremità meridionale del Castello è stata sistemata a parco archeologico, dove sono, oltre alla chiesa della Madonna delle Grazie, anche alcuni padiglioni del campo di concentramento che ospitano ora i depositi del Museo ed i laboratori di restauro. Nel parco, inoltre, sono stati sistemati numerosi sarcofagi in pietra provenienti dalla necropoli greca e romana di Contrada Diana ed è stato costruito nel 1978 dal Comune di Lipari, proprio nell'area utilizzata durante il fascismo come cava di pietra, un teatro all'aperto sul modello degli antichi teatri greci, ora destinato nella stagione estiva a spettacoli di vario genere.
(Assunta Sardella e Maria Grazia Vanaria)
Il Museo, fondato negli anni ’50 con l’avvio degli scavi archeologici, è andato via via ampliandosi con il progredire delle ricerche e con il graduale recupero degli edifici di età medievale e moderna. Oggi il Museo risulta costituito da cinque padiglioni: la sezione di archeologia preistorica, la sezione delle isole minori, la sezione di archeologia classica, il padiglione epigrafico, la sezione di vulcanologia e la sezione di biogeografia. La Sezione di Archeologia preistorica ha sede nell'antico palazzo vescovile del XVIII secolo. All'interno si ripercorrono le tappe della storia degli insediamenti umani a partire dal Neolitico medio (fine V millennio) quando genti provenienti dalla Sicilia si insediarono a Lipari per sfruttare la colata lavica di ossidiana presente sull'isola ed esportarla in tutta l'area del Mediterraneo occidentale.
La sezione di archeologia preistorica introduce, infine, alla storia di Lipari in età greca e romana a partire dalla fondazione della colonia nel 580 a.C., con alcuni dei reperti raccolti dagli scavi sull'acropoli del Castello e nell'area della città bassa.
Di fronte, nel Padiglione di Archeologia preistorica delle isole minori, sono conservati i reperti provenienti dagli scavi eseguiti nelle altre isole dell'arcipelago tra cui quelli degli importanti villaggi dell'età del Bronzo di Filicudi, Panarea e Salina, attualmente visitabili. La Sezione di Archeologia classica ha sede in un edificio costruito negli anni '20, quando sul Castello era insediato il campo di confino fascista. In essa è esposta, in prevalenza, la documentazione archeologica relativa all'età greca e romana proveniente dalla necropoli di contrada Diana, che si estendeva nella piana omonima ai piedi del Castello, fuori dalle mura di cinta (oggi l'area è destinata a Parco Archeologico). Gli scavi archeologici hanno restituito i corredi di circa 3000 tombe, in gran parte sarcofagi in pietra, in terracotta, e tombe del tipo "a cappuccina" di cui alcune segnate da un cippo o stele con iscrizione commemorativa. I corredi funerari di età greca datati tra il 580 a.C., quando Lipari viene fondata da coloni greci di Rodi e Cnido, e il 252 a.C., anno che segna la distruzione romana di Lipari durante la prima guerra punica, rappresentano le produzioni artigianali che si svilupparono nel mondo greco e nelle colonie italiote e siceliote. Infine una sala è dedicata all'Archeologia sottomarina. Il materiale archeologico fino ad ora recuperato, frutto sia degli scavi condotti a partire dagli anni '60, sia di recuperi occasionali, proviene da circa venti relitti di navi. Queste, sorprese durante la navigazione da venti improvvisi, affondate contro le scogliere o sulle secche in punti delle isole particolarmente pericolosi.
Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente (a.476) si avvertirono in Sicilia i pericoli delle incursioni vandaliche e l'oppressione degli Ostrogoti. Pertanto i Liparèi, ormai cristianizzati, ritennero prudente rinserrarsi nel circuito della Città Alta e di trasferire nel cuore stesso dell'abitato la residenza episcopale. La nuova Cattedrale - di dimensioni assai ridotte e per nulla paragonabili a quelle della chiesa attuale - si impiantò nel sito stesso in cui, in età classica, credibilmente si ergeva un tempietto pagano. Essa venne distrutta nell'838 allorché le Eolie, insieme con l'intera Sicilia, divennero possesso islamico. Dopo circa duecentocinquant'anni di vuoto storico, l'abate Ambrogio e i suoi Benedettini, inviati qui dal "liberatore" Ruggero I il Normanno, gettarono le premesse della ricolonizzazione del territorio e della rifondazione della Città di Lipari e, sempre nel sito centrale del Castello edificarono la chiesa abaziale con l'attiguo monastero. La chiesa abaziale, intitolata a S. Bartolomeo, divenne Cattedrale nel 1131 con la promozione a vescovo abate Giovanni di Pèrgana.
Giovanni ingrandì la chiesa (a navata unica) e anche il monastero che si sviluppò attorno al chiostro (il primo chiostro latino-normanno di Sicilia) dei cui quattro originari ambulacri ne sono avanzati tre recentemente riportati alla luce.
Pienamente immersa, per lunghi secoli, e svettante nel mezzo del groviglio di case dell'antico tessuto urbano, la Cattedrale fu testimone della vita religiosa e civile della gente isolana. Ed è per tal motivo che i fedeli ordinariamente la chiamano 'a Citàti, perché essa, la Cattedrale, è sintesi altamente rappresentativa di una Città che non è più, e nel contempo rimane centro propulsore di quella straordinaria forza aggregante che lega tutti i figli delle Eolie, i vicini e i lontani.

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